Il mostro buono di Bruxelles (2013), Hans Magnus Enzensberger

Copertina de Il mostro buono di Bruxelles

Nei giorni della Brexit mi è tornato in mente di continuo un libriccino denso, brillante e inclassificabile di Hans Magnus Enzensberger, Il mostro buono di Bruxelles, pubblicato in Germania nel 2011 e in Italia da Einaudi nel 2013. L’ho comprato e divorato allora ma l’ho riletto tra ieri e oggi dopo averlo consigliato su Facebook e citato più o meno a sproposito nelle chiacchiere di venerdì — a due o tre giorni dal voto in Gran Bretagna mi sembra addirittura presciente.

Sono poche decine di pagine, stilate in una prosa precisa, informata e venata di un sarcasmo leggero e puntuto, stese con lo stesso equilibrio magistrale nell’argomentazione e nel delizioso dialogo finale, una piccola aggiunta narrativa. Il grande tedesco riconosce subito i meriti dell’Unione, con i tanti miglioramenti alla vita dei cittadini in molte sfere della vita. Tuttavia passa poi in rassegna una serie di tratti dell’Unione e della sua storia da cui esce il ritratto di un essere allo stesso tempo buono e mostruoso, carico d’intento morale e di ombre, impersonato da un’élite di funzionari preparatissimi ma isolati nella loro supponenza tecnocratica e spesso troppo privilegiati, un’organizzazione votata a rendere ben funzionante e omogeneo un intero continente e nello stesso tempo intrappolata da miriadi di disposizioni e direttive pare fatte apposta più per intrappolare che per guidare, un’impresa ispirata da visioni sovranazionali di lunga durata e guidata però nel presente da interessi particolari e immediati. Un’istituzione nata dove è nata la democrazia e che si dibatte da decenni col suo “deficit democratico” e coi suoi referendum falliti: una chimera. Ma la chimera non ha solo natura mostruosa: è anche un sogno, una possibilità. Enzensberger non avanza soluzioni, ma concede un suggerimento: magari non servirà ad afferrarla, e però potrebbe forse salvarla da un destino infelice, o tragico. Lo prenderei in considerazione (leggetelo, niente spoiler). Con tante grida provenienti da ogni direzione, la parola di questo vecchio saggio, lucida, tagliente e aperta al futuro, mi pare preziosa.

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